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Sabato
mattina andiamo tutti in paese per una bella
colazione. Qui i taxi sono dei carretti di
legno, spinti da piccoli cavalli magrissimi.
Oggi è festa e si vede tanta gente che
passeggia tranquilla. La
maggioranza della popolazione di Meki, è
composta dalla prima o seconda generazione di
Nomadi che si sono sedentarizzati. Nei
giorni di festa le donne vestono in bianco,
con ricami colorati sui bordi. Gli uomini
invece, non usano abiti di cerimonia; sono
seduti nei baretti e oggi sembra che sulle
bocche di tutti ci siano gli attentati in
America e le ripercussioni.
L'ultimo
invito che riceviamo è a casa delle nostre
due simpatiche studentesse: Gennet e Tsehay. Le due sorelle
ci hanno organizzato una vera festa d'addio, con tanto
di bibite, injera e musica alla fine. Con gli
altri studenti invitati (saremo stati una
ventina) abbiamo chiacchierato un pò di
tutto, ma il tema più ricorrente resta la
loro voglia di venire in Europa. Qui i giovani sono affascinati da tutto ciò
che è moda occidentale, tendenze e nomi. Ci
vedono come un modello, un modo di essere.
Gennet
è innamorata di Frank, mentre Tsehay degli
altri ragazzi del gruppo. E quando arrivano i
genitori delle due, le ragazze partono in
quarta per convincerli che vogliono partire in
Europa con noi. Allora il padre, uomo
rispettato e tra i più ricchi di Meki, inizia
un lungo speach in amharico. In un discorso
carismatico, ci ringrazia per il lavoro che
stiamo facendo e per lo scambio culturale che
abbiamo con i giovani. Contraccambiamo
ringraziando per l'invito e concludiamo
dicendo che l'occidente non è l'eden che si
crede, ma se un giorno qualcuno ci verrà in
vacanza, sa che li ha un Amico.
La
sera ci sediamo tutti in terrazza e cantiamo
vecchie canzoni kitch: dai Spandau Ballet ai
Wham, da Nik Camen a Milly Vanilly. Celine, Sophie
e le iene sono i meno stonati.
Domenica
mattina alle 8h in punto Donnie bussa al
nostro portone. Saliamo su tre carretti e
partiamo nell'entroterra. E' favoloso perdersi
nelle verdi e sperdute campagne. Theo afferma
che in Africa sente Dio più vicino. E questo
perché c'è più contatto con la natura, con
i cinque sensi, con i quattro elementi e nella
semplicità tra la gente.
Arriviamo
a Gamo, villaggio di un centinaio di abitanti,
soprattutto giovani. Alcuni
bambini piangono o scappano, perché non hanno mai visto
l'uomo bianco. Donnie ci invita a
visitare alcune persone. Ci spiega che sua
sorella è morta di Aids un mese fa e adesso
sua nonna sta morendo di febbre gialla. La
donna è sdraiata su un vecchio materasso, il
suo corpo è ridotto a pelle e ossa e il suo
sguardo è ormai andato. La visita è dura e
molto triste.
Fuori, giochiamo con i
bambini, Nicolas e Franck insegnano esercizi
di ginnastica e acrobazie. Poi entriamo in una
piccola capanna per la cerimonia del caffè.
La stanza è offuscata dal fumo della brace e
l'odore delle spezie invade l'aria. Essendo
neri, il viso della gente si nasconde nella
penombra e le voci si affievoliscono. Ci
sentiamo a anni luce dal nostro mondo occidentale.
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